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Dai Data Space alla nuova economia culturale.

Durante la tappa di ArtLab – Bari organizzato da Fondazione Fitzcarraldoho avuto l’opportunità di intervenire nel panel dedicato al ruolo delle piattaforme digitali europee per la cultura, portando una riflessione che riguarda da vicino chiunque lavori oggi nella gestione e nella valorizzazione del patrimonio culturale — ETT compresa. 

Il punto di partenza è apparentemente tecnico, ma le sue implicazioni sono profondamente strategiche: la costruzione dei Data Space europei per la cultura 
Un esempio su tutti EchoesEuropean Cloud for Heritage OpEn Science, non è semplicemente un progetto di digitalizzazione. Bensì una trasformazione dell’intera architettura economica e produttiva attorno al patrimonio culturale. 

Per molto tempo si è parlato di digitalizzazione come sinonimo di conservazione: mettere al sicuro collezioni, rendere consultabili archivi, preservare memorie. È stato un lavoro fondamentale. Ma oggi quel paradigma non è più sufficiente. La domanda alla quale dobbiamo rispondere ora non è più “come conservo il patrimonio in formato digitale?”, ma “a partire da questo patrimonio, quali nuovi servizi, esperienze e modelli economici si riescono a generare?” 

È un cambio di prospettiva profondo. Un dataset culturale interoperabile e aperto non è solo una collezione digitalizzata: è materia prima per chi sviluppa esperienze immersive, per chi produce contenuti audiovisivi, per chi addestra sistemi di intelligenza artificiale. Gaming, editoria digitale, turismo culturale, formazione avanzata: sono tutti settori che possono costruire su questo patrimonio, se il patrimonio è accessibile nel modo giusto. 

Le piattaforme che si stanno costruendo devono essere infrastrutture totalmente interoperabili, non nuovi silos isolati. Il modello di ispirazione è quello federato — ogni istituzione mantiene la sovranità sui propri dati e li rende accessibili secondo standard condivisi. Non una piattaforma unica e centralizzata, ma un ecosistema in cui le istituzioni possano dialogare e moltiplicare il valore reciproco. 

In questo scenario, la competenza delle istituzioni culturali è di fondamentale importanza. La profondità curatoriale, il radicamento territoriale, la conoscenza del contesto — sono esattamente le qualità che rendono un dato culturale davvero utile per tutti gli stakeholders: le imprese creative, i cittadini. Senza questa competenza, rischiamo di costruire infrastrutture tecnologicamente evolute ma senza una corretta governance. 

Siamo, insomma, in un momento di passaggio reale: dal patrimonio come archivio al patrimonio come infrastruttura abilitante. Le regole di questo nuovo ecosistema si stanno scrivendo adesso e tutti i soggetti — istituzioni culturali, imprese culturali e creative, stakeholder — possono portare un contributo reale. Ed è proprio la qualità e la diversità di questi contributi che determinerà un ecosistema culturale digitale europeo solido, interoperabile e davvero utile per tutti.