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Dal progetto europeo una riflessione sul futuro della collaborazione nel patrimonio culturale.

In occasione dell’evento dell’Osservatorio Innovazione Digitale per la Cultura del Politecnico di Milano ho avuto l’opportunità di condividere una riflessione su un tema che considero centrale per il futuro del patrimonio culturale: i Data Space europei e il valore della collaborazione nella trasformazione digitale. Una riflessione nata anche dall’esperienza di ETT all’interno di ECHOES (European Cloud for Heritage OpEn Science), il progetto europeo finanziato da Horizon Europe che sta realizzando l’European Collaborative Cloud for Cultural Heritage.

Negli ultimi anni il settore culturale ha compiuto importanti passi avanti nella digitalizzazione di collezioni, archivi e contenuti. È un percorso fondamentale, che ha reso il patrimonio più accessibile, fruibile e preservato nel tempo. La digitalizzazione rappresenta solo il punto di partenza. Il vero cambiamento avviene quando i dati non rimangono confinati all’interno delle singole istituzioni, ma diventano parte di un ecosistema capace di generare nuova conoscenza.

È proprio in questa prospettiva che si inserisce ECHOES European Cloud for Heritage OpEn Science, il progetto europeo finanziato dal programma Horizon Europe che mira a realizzare l’European Collaborative Cloud for Cultural Heritage (ECCCH): un’infrastruttura digitale condivisa, aperta e federata, progettata per mettere in relazione istituzioni culturali, ricercatori, imprese e professionisti del settore.

L’obiettivo non è creare un semplice repository di dati, ma costruire un ambiente in cui informazioni, competenze e strumenti possano dialogare attraverso standard comuni, nel pieno rispetto della proprietà dei dati, della governance condivisa e dei principi FAIR e dell’Open Science. In altre parole, creare le condizioni affinché il patrimonio digitale possa essere realmente riutilizzato, arricchito e valorizzato.

In ETT partecipiamo a questo progetto con la convinzione che la tecnologia abbia valore solo quando riesce a favorire connessioni. Da anni accompagniamo musei, archivi e istituzioni culturali nei loro percorsi di innovazione digitale e sappiamo quanto sia importante superare la frammentazione che ancora caratterizza il settore. Interoperabilità, collaborazione e condivisione non sono soltanto concetti tecnologici: rappresentano un nuovo modo di immaginare il patrimonio culturale come una risorsa comune, capace di generare ricerca, innovazione e nuove opportunità per tutti gli attori coinvolti.

ECHOES rappresenta un vero cambio di paradigma, in questo senso. Non mette al centro la piattaforma, ma la comunità e l’interoperabilià. Non punta esclusivamente sulla tecnologia, ma sulla capacità di costruire relazioni, favorire la co-creazione e sviluppare servizi che rispondano ai bisogni reali delle istituzioni culturali europee.

Credo che questa sia la sfida più importante che abbiamo davanti. Il futuro del patrimonio culturale non dipenderà soltanto dalla quantità di dati che riusciremo a digitalizzare, ma dalla nostra capacità di renderli interoperabili, affidabili e condivisi. Costruire un ecosistema europeo della conoscenza significa creare valore collettivo, dove ogni istituzione contribuisce con il proprio patrimonio e, allo stesso tempo, beneficia delle competenze e delle risorse della comunità. È questa visione collaborativa che può trasformare la digitalizzazione in una leva concreta per l’innovazione e per la crescita culturale dell’Europa.