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Rilanciare l’economia con 55 miliardi. È stato presentato il “Decreto Rilancio” dal Premier Conte che contiene misure straordinarie per fronteggiare la crisi a seguito dell’emergenza sanitaria, che a distanza di mesi, è diventata economica. 

Il Decreto è vasto, più di 450 pagine, e tocca tutti i comparti produttivi, dal settore privato, alla scuola, dalla sanità ai trasporti al turismo. Prevede aiuti ingenti alle imprese, dagli sgravi fiscali ai contributi a fondo perduto al credito d’imposta, ma sono previste anche misure per gli enti locali.

Previsto per il 2020 un Fondo di 3,5 miliardi di euro da ripartire tra comuni, province e città metropolitane entro il 10 luglio 2020 sulla base della perdita di gettito e dei fabbisogni specifici a ogni ente. Per la modalità di erogazione, prevista una quota pari al 30 per cento del fondo a ciascun ente, a titolo di acconto sulle somme spettanti, in proporzione alle entrate al 31 dicembre 2019.

Stanziati fondi per compensare il mancato introito da parte dell’ente pubblico, nel dettaglio: 500 milioni per il trasporto pubblico locale, 127 per la Tosap (tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche), 100 milioni per l’imposta di soggiorno, 158 milioni per la mancata Imu degli alberghi, 150 milioni per i centri estivi e altri 200 milioni per le province più colpite dall’emergenza sanitaria (quelle lombarde).

Viene stabilito inoltre un Fondo di liquidità di 12 miliardi per il 2020 a favore di Regioni, Province autonome, Enti locali e sistema sanitario (che si trovino in carenza di liquidità, appunto), per pagare i debiti delle amministrazioni di carattere commerciale per forniture, appalti e prestazioni. 

Di questa dote 6,5 miliardi sono destinati a Comuni, Province e Città metropolitane, 1,5 miliardi sono per le Regioni e 4 miliardi sono riservati alle aziende sanitarie locali. Vi è la possibilità infine per gli enti locali di rinegoziare nel corso del 2020 mutui e altre forme di prestito.

Sul fronte famiglie e dipendenti, il provvedimento estende e potenzia alcune misure già introdotte con il Decreto “Cura Italia”, come il congedo parentale, i bonus baby sitter, la cassa integrazione, la sospensione dei licenziamenti. 

Introduce anche nuove misure, quali il Reddito di Emergenza (REM), il bonus per i lavoratori domestici e la proroga per le indennità NASPI e DIS-COLL. 

Confermata e rimodulata anche l’indennità di 600 euro per varie categorie di lavoratori, dai liberi professionisti ai lavoratori con contratti co.co.co., dai lavoratori stagionali del turismo a quelli del settore agricolo.

In tema smart working, il Decreto prevede novità per i genitori lavoratori dipendenti del settore privato: anche in assenza di accordi individuali con almeno un figlio a carico minore di 14 anni hanno diritto al lavoro agile. 

Per i dipendenti pubblici, invece, lo smart working era stato già delineato nel Cura Italia, e continuerà a essere applicato almeno fino alla fine dello stato di emergenza (31 luglio 2020). 

Vi saranno nuove disposizioni in merito alla flessibilità di orario per i dipendenti pubblici o turnazioni per alternare il lavoro in ufficio con quello da remoto. Spetterà al Ministero della Pubblica Amministrazione, tramite l’approvazione di decreti ad hoc, chiarire ulteriori modalità organizzative.