La riforma della comunicazione pubblica e istituzionale

La riforma della comunicazione pubblica e istituzionale potrebbe essere a una svolta. A metà giugno, il Gruppo di lavoro su Riforma della comunicazione pubblica e Social media policy nazionale (insediato presso il Dipartimento della Funzione pubblica nel gennaio scorso) ha consegnato al Ministro Dadone il documento finale di indirizzo. Il documento è stato redatto dopo il confronto con organi ed enti interessati come l’Ordine dei giornalisti, Ferpi, Fnsi, ComPubblica, PASocial, rappresentanze delle università e delle associazioni che fanno parte dell’Open government, organi istituzionali come Anci e Conferenza delle Regioni.
Il testo, elaborato dal Gruppo di lavoro guidato da Sergio Talamo, direttore Comunicazione e relazioni esterne del FormezPA, evidenzia tra gli elementi prioritari: l’importanza del digitale e la valorizzazione delle professioni, vecchie e nuove, dell’informazione e della comunicazione pubblica; centralità del cittadino che deve comportare sia la soddisfazione degli utenti sia il loro consapevole coinvolgimento nelle policy; il collegamento con le università; un focus sullo smart working che impatta in maniera decisiva sul lavoro di queste figure nel pubblico; comunicazione e informazione e trasparenza devono essere finalizzate a garantire il buon andamento e l’imparzialità dell’azione amministrativa. Sono alcuni elementi su cui dovrà basarsi l’attesa riforma della legge 150 del 2000, il testo dedicato alla comunicazione istituzionale che istituì, esattamente 20 anni fa, la figura del portavoce e dell’Ufficio stampa per l’informazione e dell’Urp per la comunicazione.
La proposta del Gruppo di lavoro si basa su 10 punti chiave. Tra i punti principali, si propone la costituzione di un’Area unificata dedicata a comunicazione, informazione e servizi alla cittadinanza, in cui operino congiuntamente i profili del Comunicatore e del Giornalista e in cui sia inserita e valorizzata la competenza in comunicazione e informazione digitale; la trasparenza, oltre ad essere un prezioso mezzo di prevenzione della corruzione, permette partecipazione civica, e quindi presenta una forte dimensione comunicativa; le PA possono prevedere in organico, anche attraverso una adeguata politica assunzionale, la figura apicale nonché le figure professionali necessarie all’Area; la modalità di lavoro agile per giornalisti e comunicatori; designare un Portavoce, figura di natura fiduciaria anche esterna all’amministrazione, che preferibilmente avrà profilo giornalistico o comunicativo e opererà al di fuori dell’Area, con funzione di presidio della comunicazione politica del vertice dell’Amministrazione; si auspica una formazione qualificata quale requisito di accesso ai ruoli; disposizioni specifiche per i piccoli enti che dispongono di dotazioni organiche esigue e che potranno organizzarsi anche in forma aggregata o con una figura professionale unica.
“La riforma della comunicazione pubblica e istituzionale che vogliamo impostare è attesa da molto tempo e si innesta con un ruolo di primaria importanza in seno alla nostra strategia complessiva di apertura delle Pa ai cittadini e di centralità della persona nel rapporto con le amministrazioni – ha commentato il Ministro Dadone -. Una rivoluzione copernicana che non può non vedere la tecnologia e il digitale come strumento primario, leva e motore di un ribaltamento di prospettiva. Un cambiamento profondo che va incoraggiato e governato da una multiformità di professionalità e nuove competenze sulle quali dobbiamo puntare in modo deciso, così da rendere la macchina dello Stato sempre più alleata del Paese”. Per consultare il documento.