Fase 2: ripartire “smart” e in sicurezza

Rafforzare lo smart working dei dipendenti pubblici e per la Pubblica Amministrazione, soprattutto in vista della Fase 2 che comincerà ufficialmente il 4 maggio. Questo è l’impegno condiviso lo scorso 23 aprile tra il Ministro per la PA Fabiana Dadone e le maggiori sigle del comparto pubblico tra cui le organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl, Uil, Usb, Ugl e i diversi sindacati autonomi. “Siamo stati costretti a intervenire massivamente e a velocizzare molti processi adattandoci alle esigenze imposte dal Covid – ha commentato la Dadone -. Abbiamo acquisito un bagaglio di conoscenze importanti che non possiamo far deperire. Con le sigle sindacali stiamo individuando gli strumenti migliori per far sì che un cambiamento improvviso possa trasformarsi in una rivoluzione permanente”.
Del resto, i primi dati sull’adozione dello smart working nella Pubblica Amministrazione sono positivi, dimostrando come la PA si stia muovendo rapidamente per mettere in atto la norma del decreto “Cura Italia” (che prevede il lavoro agile quale modalità organizzativa ordinaria).
La Funzione pubblica ha attivato il monitoraggio sullo smart working e i dati provenienti dalle Regioni italiane mostrano una diffusione del lavoro agile nel 73,8% delle PA, una percentuale che comprende anche le unità di personale attive in modalità telelavoro (dati aggiornati al 21 aprile 2020). Ad esempio, in Abruzzo lo Smart Working coinvolge il 100% dei dipendenti, in Lombardia il 98,4% e in Lazio il 96,6%. Percentuali superiori al 90% riguardano anche la Toscana e la Provincia Autonoma di Trento. Vedi qui l’elenco completo di tutte le regioni.
Un altro tassello importante che deve comporre la fase di ripartenza è certamente il tema della sicurezza sul lavoro. I confronti tra governo e parti sociali hanno portato a un nuovo Protocollo cheintegra le disposizioni dello scorso 14 marzo. Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro” permette di garantire la prosecuzione delle attività produttive in presenza di condizioni che assicurino alle persone che lavorano adeguati livelli di protezione. Per  tutelare la salute dei lavoratori, il Protocollo ha implementato le misure, ad esempio in merito alle modalità di ingresso in azienda, modalità di accesso dei fornitori esterni, pulizia e sanificazione, precauzioni igieniche personali, dispositivi di protezione individuale, la gestione degli spazi comuni, la turnazione aziendale, eventi interni e riunioni, la gestione di una persona sintomatica.
È bene ricordare che anche l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), ha pubblicato una guida per aiutare i datori di lavoro e le imprese a gestire il ritorno al lavoro tra misure, consigli e valutazione dei rischi.  
Volendo in conclusione fare una sintesi delle riaperture delle attività produttive previste dal 4 maggio, il Dpcm del 26 aprile 2020 specifica che ripartiranno le imprese di costruzioni, le industrie manifatturiere, estrattiva, automobilistica, tessile e del vetro. Via libera anche alla fabbricazione dei mobili e al commercio all’ingrosso funzionale. Si continua a raccomandare il lavoro agile nei rapporti di lavoro: i datori di lavoro privati potranno continuare ad applicarlo a ogni rapporto subordinato, sempre tramite la procedura semplificata e in assenza di accordi individuali; anche per la Pubblica Amministrazione, si raccomanda di promuovere la fruizione di periodi di congedo ordinario e ferie; per le attività professionali, si caldeggia sempre il ricorso allo smart working ove possibile e l’assunzione di protocolli di sicurezza anti-contagio. Nei casi in cui non si possa rispettare la distanza di un metro, il Decreto stabilisce “l’adozione di strumenti di protezione individuale”. Il Decreto chiarisce, inoltre, le successive aperture: dal 18 maggio commercio al dettaglio, musei, mostre biblioteche; dal 1 giugno, bar, ristoranti e luoghi per la cura della persona (parrucchieri, centri estetici). Riservandosi la possibilità di modificare le date in caso di un aumento dei contagi.