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28 Apr 2017

A Genova un corso per digitalizzare musei e beni culturali

La cultura italiana ha fame di innovazione digitale. Lo dicono i dati Istat e lo dicono anche gli addetti ai lavori presenti ieri, a Palazzo Tursi, alla presentazione del corso in Innovazione e management per la valorizzazione dei Beni culturali. Tra questi, Serena Bertolucci, direttrice di Palazzo Reale a Genova, che, nonostante la fotografia piuttosto deprimente, vede il bicchiere mezzo pieno: «è vero, siamo molto indietro, ma questa situazione rappresenta anche uno stimolo a lavorare e a crescere, significa che ci troviamo all’inizio di un lungo percorso».

Un percorso nel quale vuole inserirsi proprio il nuovo corso di perfezionamento promosso dall’Università di Genova, in collaborazione con Accademia Ligustica di Belle Arti e Comune di Genova. Attraverso lo svolgimento di sei moduli formativi, l’obiettivo è quello di fornire ai partecipanti gli strumenti in campo di digitalizzazione delle attività e dei beni culturali, uniti alle competenze manageriali nel settore.

Dalla realtà virtuale alla realtà aumentata, dalla personalizzazione dei contenuti alle vetrine interattive, e ancora ologrammi, cinema 4D e tecnologie touchless. Sono moltissime le innovazioni digitali a disposizione dei musei italiani, e che gli stessi musei italiani «hanno voglia di sfruttare», come spiega Bertolucci. Ma mancano i professionisti: «Può essere più semplice trovare i soldi per un’applicazione piuttosto che trovare qualcuno che la realizzi e la gestisca», cita un esempio la direttrice di Palazzo Reale.

Una formazione specifica nel campo dell’innovazione digitale nel settore culturale si rende ancora più necessaria nel momento in cui sta cambiando non solo il concetto di “museo”, ma anche quello di “visitatore”, «sempre più visit-attore, attivo e interattivo nell’esperienza di visita», ricorda Giorgio Genta, Vice Presidente di ETT, azienda genovese che ha già concluso 70 progetti museali, rendendo più digitali alcuni siti culturali di Roma, Venezia e recentemente anche sotto la Lanterna. «Il visitatore moderno si dirige verso ciò che gli interessa – spiega Bertolucci – verso ciò che conosce e che ritiene più attraente. Chi gestisce un museo deve tenere conto di questo nella costruzione della narrazione: il racconto deve parlare al fruitore». Il museo, già di per sé, è un luogo interattivo e multimediale, perché presenta una pluralità di linguaggi. Ma questi linguaggi e il modo con cui “parlano” al visitatore, devono evolversi e compiere un salto in avanti, verso la tecnologia digitale. Un’evoluzione che, del resto, paga: dall’esperienza di Ett emerge che in presenza di nuove tecnologie, l’engagement cresce del 20%.

Fonte:
Business Journal Liguria/